Ogni tanto credo che il libero arbitrio, il potere decisionale, chiamatelo come vi pare, sia una cosa molto scomoda e, alcune volte, addirittura nociva. Per spiegare la mia teoria userò una parabola. Non è mia. L’ho sentita, la riporto, e molti di voi l’hanno già ascoltata da me o da altri. Sia chiaro che non è biblica e non è un modo velato di criticare o lodare le religioni. Dovessi decidere di farlo, lo farei direttamente senza troppi giri di parole.
Siamo all’inizio della storia. Mondo allo stato primordiale. Tutto in un solo continente enorme concentrato. Per usare un linguaggio giovane, diciamo “Gaia 0.1″. Sistema operativo semplice e abbastanza instabile. Per la versione “Homo Vista” siamo lontani anni luce: ancora troppa poca memoria, hard disk troppo piccolo e, sopratutto, doveva essere ancora inventato il masterizzatore che permette, togliendo una costola dall’originale, di fare una copia per poi riprodurre in modo seriale.
Gaia 0.1 quindi.
Siamo al giorno in cui Dio distribuisce i nomi a tutti gli animali. “Tu, che cammini a 4 zampe, sei così buono da sembrare stupido a volte, e scodinzoli senza alcuna ragione valida apparentemente, verrai chiamato CANE. Così ho deciso. Vai per il mondo e riproduciti in mille razze diverse”. E l’animale che scodinzola, CANE, prende e comincia a gironzolare per Gaia 0.1. “Tu, agile e scattante, un po’ egoista, e con gli occhi vagamente a mandorla, verrai chiamato GATTO. Tu e CANE non andrete tanto d’accordo. Così ho deciso. Vai….”. E GATTO, agile e scattante, salta dentro Gaia 0.1. Va avanti così per un bel po’. Tanto non gli correva dietro nessuno. Sfilano SALAMANDRA, CASTORO, LOMBRICO, ARMADILLO, TOPO e tutti gli altri. Per ognuno frasetta dedicata e obiettivo da realizzare in Gaia 0.1. Finché non arriva all’ultimo animale che, a guardarlo bene, gli è pure venuto maluccio: come quando vi avanza un po’ di pongo, fate una pallotta, ci mettete 4 zampette tozze e con gli avanzi fate il muso. Qui Dio va in crisi. Dopo una giornata intera a dare nomi, insomma, la fantasia e la creatività hanno bisogno di un piccolo break. Ma Lui riesce a risolvere la piccola crisi divinamente e dice: “Tu, che sembri fatto con gli avanzi di pongo, ma mi stai tanto simpatico e sei così carino, avrai un vantaggio rispetto ai tuoi compagni. Andrai per Gaia 0.1 e sarai tu stesso a decidere il tuo nome: la prima parola da te pronunciata diventerà il nome con cui verrai ricordato nei secoli dei secoli”. Allora, io personalmente mi sarei un po’ arrabbiato ma “Pongo”, simpatico e carino, comincia a pensare: “Che figata!!! Non devo assolutamente fare stupidagini!!! Ora me ne andrò per il mondo, mi guardo Gaia 0.1 per bene e quando trovo la cosa più bella che abbia mai visto che mi ispira, deciderò il mio nome e sarà il più meraviglioso del creato!”. “Pongo” quindi prende e comincia a vagare ma sempre attentissimo a non proferir parola: vietato sprecare l’opportunità! E scala monti, attraversa pianure e mari ma non trova niente di niente che gli dia l’idea giusta. Niente di così bello, niente di così meraviglioso da rischiare la parola fatidica. E gira e rigira “Pongo” arriva nel deserto. Cosa inevitabile, si perde senza nessun punto di riferimento. Poverino, avvesse avuto almeno un’infarinatura di astronomia! Ma niente e comincia a vagare senza sosta in cerca di una scappatoia. Sa di rischiare la vita ma l’unico modo per uscire è andare avanti e trovare almeno il nome: nessuno vorrebbe morire ed esser ricordato come “ma dai quello là! quello carino e simpatico ma bruttino. Il pezzo di pongo dai!” Allora vaga. La fame e la sete arrivano inesorabili. A mezzogiorno dell’ennesimo giorno di vagabondaggio, quando il sole picchia cocente, in lontananza tra le dune comincia a distinguere una forma rossastra…si avvicina e la forma acquista particolari e contorni più definiti e pensa “sì non posso sbagliarmi, quello è proprio un frigo della Coca-cola!!!!!” Raccoglie le ultime forze e si mette a correre verso il frigorifero. “sì è proprio un frigo Coca-cola non è un miraggio!!!” Alla fine arriva stanchissimo, non ce la fa proprio più. Se avesse dovuto correre qualche metro in più sarebbe stramazzato al suolo ma finalmente è lì, davanti al frigo rosso, gocciolante di condensa, della Coca-cola. Lo apre e si trova davanti solo e unicamente lattine di Coca-cola. A quel punto, spossato, perde le staffe ed esclama: “E le fante???”
Ecco con questo volevo dimostrarvi che non sempre la possibilità di scelta porta ai risultati sperati. So che, purtroppo, questa parabola può esser usata solo in italiano. Ad esempio, se la memoria non mi tradisce, in inglese elefante non si dice ne “whataboutfantas” ne “wherearefantas” e quindi il messaggio non verrebbe recepito. Forse in francese o altre lingue neolatine ma non sono sicuro.
p.s. Nessun elefante è stato ferito od ucciso durante la pubblicazione di questo post.