14.
Come i giorni da cui non scrivo. Come la mia età diviso due. Come gli anni che ha Ludovico, un bambino troppo alto rispetto ai suoi amici, con un nome troppo importante per non essere preso in giro da tutti, e con tanta voglia di spaccare il mondo. Non lo conosco Ludovico, ma da qualche parte dovrà pur esistere no?
Come state? Io non scrivo da un sacco di tempo. Sinceramente non ne sentivo nemmeno la mancanza ma tutti voi che siete al di là dello schermo avete bisogno di me e allora mi tocca. Oggi scrivo una paginetta in stile diario proprio. Annotazioni sparse, riassunti, propositi.
Vivre fatigue.
Qui procede tutto regolare. Il mio lavoro si ripete, con alti e bassi, uguale a sè stesso giorno dopo giorno. Penso di esser entrato di diritto in quel tran-tran che caratterizza la vita dell’impiegato medio. Pure il thrill che mi procurava settimanalmente la gita in magazzino è scomparso. Solo perché non sono più andato e so che si ripresenterà non appena avrò l’occasione di prendere di nuovo quei mille treni che mi portano fin là. Questa mia avventura sta per giungere al termine e, detto fra noi, non vedo l’ora. Sono stanco. Da molto tempo. Non credo sia una colpa aver bisogno di stabilità e certezze. Certo, dovrebbero farlo gli adulti e non i giovani. Ma quando dico così mi viene sempre in mente che mio padre alla mia età lavorava da 15 anni abbondanti, era sposato e aveva già da quasi un anno un figlio. Il figlio era bellissimo ma poi ha preso vari vizi tra cui quello delle sigarette, di avere la pancia e di scrivere un blog. Si è imbruttito parecchio.
To make it beautiful to live.
I tempi saranno cambiati ma io resto sempre un ragazzo di campagna in fin dei conti. Prima stavo ascoltando i QOTSA e una loro canzone dice “I want something good to die for…To make it beautiful to live”. Credo che rimanderò in ogni caso l’idea di farmi esplodere con delle cariche di tritolo mentre abbraccio Silvio fingendo di stimarlo dal profondo del cuore. Per ora mi limito a cercare il “something”.
Radicale.
La cosa più bella che abbiamo, che ce l’abbia data qualcuno dall’alto o che ce la siamo conquistata con i denti, le unghie, il sangue e i soldi, è la libertà. Il problema della libertà è che non sempre, ad esser sinceri quasi mai, essa è completa e totale. Per me la libertà completa e totale è la possibilità che deve avere un individuo di agire e decidere in modo del tutto incondizionato fintanto che le sue azioni e decisioni non vadano a minacciare la libertà di un altro individuo. Molti sono i limiti che vengono posti dalle direzioni più disparate. Alcuni di questi limiti sono purtroppo ancora insormontabili e dovremmo sacrificare molte unghie e denti per eliminarli. Altri invece continuano assurdamente ad esistere mascherati da morale o etica. Io, e qui entriamo ancora nel mondo del mio giudizio personale, oltre a considerarli limiti, li colloco, pure senza farmi problemi, tra le cose dannose. E’ ora di dire basta e trovare il coraggio di opporsi apertamente a questi blocchi.
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